Barone Rosso puntata del 17 dicembre 2018

Ospiti in studio: ANDY WHITE, PHIL BIANCHI, ALBERTO FORTIS, ILARIA ARGIOLAS

Lunedì 17 dicembre è andata in onda l’ultima puntata del 2018, la tredicesima di questa nuova edizione del Barone Rosso, il consueto appuntamento del lunedì sera con la buona musica live, con una sigla completamente rinnovata, grazie alle splendide animazioni create da Gianni Armetta Miller.
Come sempre Red Ronnie ha fatto gli onori di casa e la serata è stata ricca di musica e di racconti.

La puntata si apre con il ritorno di ANDY WHITE, cantautore irlandese di Belfast. Era già stato altre volte nei programmi di Red: prima nel 1995 al Roxy Bar, poi un paio di volte ad Help e nel 2016 al Barone Rosso.
Red estrae dal suo archivio un filmato tratto appunto da Help, in cui Andy aveva eseguito una sua canzone, “Religious Persuasion”, cambiandone il testo originale da “John Player Number Two” (una marca di sigarette) a “John Paul Number Two” (il Papa di allora), perché aveva pensato che fosse più adatto alla situazione italiana.

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Questo episodio fornisce l’esempio per conoscere meglio Andy White, che si caratterizza sempre per il suo impegno e la sua attenzione per la realtà politica e sociale e per introdurre il suo ultimo lavoro discografico.
Il suo nuovo album si intitola “The Guilty & the Innocent” e contiene 10 brani che sono specchio dei tempi confusi in cui viviamo, in cui è rassicurante puntare il dito per giudicare chi è colpevole o innocente, mentre, secondo Andy bisognerebbe impegnarsi per cercare il bene di tutti senza sentirsi superiori.
Red Ronnie dà spazio alla presentazione di questo interessante LP e fa commentare ad Andy le sue canzoni, titolo per titolo. Così scopriamo, dalla voce del loro stesso autore, l’intenzione e l’ispirazione che stanno dietro i brani “This Is Not a Television Show”, “Age-Old Story”, “Very Fine People”, “Promises Broken”, “Mean Mofo”, “Dignity”, “Unheard”, “Jeremy”, “The Place They Need”, “The Gulty and the Innnocent”.
Poi dal “giradischi futurista” Mag-Lev ascoltiamo “Very Fine People”, che prende amaramente spunto da una dichiarazione fatta dal Presidente degli USA, Donald Trump e live Andy esegue “This Is Not A Television Show”, “Age-Old Story” e la canzone che dà il titolo all’album “The Guilty and the Innocent”.

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Il secondo ospite della puntata è lo Youtuber PHIL BIANCHI, che si è inventato una formula interessante per fare cover musicali, fatto che poi lo ha portato anche a creare brani propri. Ha aperto un canale youtube in cui all’inizio rispondeva alle domande dei follower e dava consigli vari, anche su problemi di cuore (e in quest’ultimo caso pare che persino il trapper Sfera Ebbasta lo abbia copiato!), poi ha avuto l’idea di prendere brani famosi, di cui adatta da sé la musica e di cambiare le parole traendole dai commenti dei follower. Il risultato è originale e divertente. Red mostra alcuni suoi rifacimenti, come “Faccio quello che voglio” di Rovazzi e di “Moscow Mule” di Benji e Fede. Il motivo per cui si è inventato questa modalità è che gli sembrava un ottimo modo per fare musica con gli altri, dando spazio alle persone.
Phil si è avvicinato alla musica fin da piccolo, da quando faceva il verso agli Spandau Ballet e ai Duran Duran, che suo padre ascoltava in macchina. Questo interesse gli ha permesso di imparare gli accordi fondamentali e di iniziare a scrivere le sue prime canzoni.
Phil dice che per lui i suoi video non sono solo show e giochi finti, che a lui interessa la qualità e quel che pensano i suoi follower, anzi è andato addirittura più volte ad incontrare delle fans.
L’incontro tra Red e Phil si è trasformato a tratti in un confronto interessante tra due comunicatori di generazione e stile diversi. Si sono scambiati informazioni e pareri sui vari social network e sul modo più pratico ed efficace di utilizzarli. Hanno anche discusso di musica “solida” e “liquida” (spassosa la scena in cui Red prova a far estrarre a Phil un vinile dalla sua copertina) e di agricoltura (Phil dirige anche un’azienda agricola), di miele ed api, grazie allo sponsor Mielizia.
Live Phil ha eseguito due suoi brani, chitarra e voce: “Il passato non sa perdere”, che è il suo primo singolo, “E poi ritornerò” che è appena uscito su tutte le piattaforme digitali.

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La serata continua con ALBERTO FORTIS, che come aveva promesso quando era stato ospite nella 9° puntata di questa stagione, è tornato con il vinile del suo nuovo album “I Love You”.
Red fa l’unboxing in diretta del disco e ne osserviamo la bellissima copertina, che riporta una foto di Alberto scattata da Gabriele Coppi, rivisitata poi graficamente da Fortis stesso insieme a Michele Sartori. Si tratta di una “gateful cover” per cui è molto ricco e curato anche l’interno con bellissime rivisitazioni fotografiche, una da Mr Brainwash e altre che hanno come sfondo la città di New York. Da questo vinile Red e Alberto ascoltano insieme alcuni brani del lato A: “Caro Giuseppe”, in cui Alberto Fortis ha immaginato la notte della natività nei tempi moderni; poi “Venezia”, di cui la volta scorsa si era visto il video; la title track “I Love You” e “Una storia del lago”, brano di un autore capoverdiano, Vadù, con testo tradotto da Alberto Zappini e adattato da Alberto Fortis. E’ la prima volta che Fortis include in un suo album un brano che non sia suo, ma la storia e il progetto dell’ONU legati a questa canzone erano troppo importanti.
Il brano “I Love You” e l’intero album, inoltre, sono dedicati a sostenere la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – FCC Onlus, di cui Alberto è diventato testimonial.
Poi Alberto Fortis esegue live e commenta alcuni suoi brani: nuovamente “I Love You”, in versione pianoforte, voce e armonica a bocca; “Fragole infinite”, presente nel lato B del nuovo album e registrata nei mitici Abbey Road Studios, con la produzione di Claudio Fabi e la supervisione di Sir George Martin, produttore dei Beatles, che ha addirittura fornito il microfono usato da John Lennon per incidere la sua Strawberry Field Forever. Esegue, infine, il brano “L’Amicizia” e accenna ad un enigma presente nel disco, risolvibile solo ascoltando molte volte i brani.
Con Alberto Fortis si fanno sempre discorsi profondi ed importanti, per cui, prendendo spunto dal fatto di cronaca recente delle sei persone morte nella discoteca di Corinaldo, Red e Alberto arrivano a parlare della bruttura e della diseducazione dilagante, delle responsabilità dell’industria discografica e degli artisti nella diffusione di prodotti musicali facili, volgari e inutili, delle funzioni dell’Arte, fino ad auspicare un risveglio delle coscienze, dell’amore per la Bellezza e un nuovo Rinascimento.

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L’escursus vastissimo tra storie e mondi diversi percorso in questa puntata, ci porta infine ad incontrare ILARIA ARGIOLAS, una dei finalisti di Fiat Music 2018. E’ una bravissima cantautrice, di origini sarde, ma nata e cresciuta a Roma. Fa parte di quei giovani artisti, che come ha sottolineato Red, infondono nuovamente fiducia nella musica italiana. Fare musica per lei è un’esigenza e una passione che ha fin da piccola, quando cantava le canzoni di De Andrè, mentre suo fratello più grande suonava. Grazie a lui, ha imparato anche i primi accordi sulla chitarra, poi si è iscritta al conservatorio ed ora porta avanti un suo progetto musicale. Ci ha raccontato della sua famiglia, di sua madre, suo padre e i suoi fratelli e di come quattro anni fa sia stata costretta ad andare fino in Canada per sposare la sua compagna Mery, visto che qui in Italia non era ancora possibile. L’ingresso nel mondo di Fiat Music per lei è stato piuttosto fortuito e casuale… senza sapere bene di che cosa si trattasse ha partecipato ai provini a Sanremo a febbraio e si è addirittura ritrovata in finale al Teatro Ariston il 16 novembre scorso. Per ora esiste soltanto un suo EP, contenente cinque brani, risalente a qualche anno fa, ma sta lavorando al suo primo album.
Esegue live al Barone Rosso, chitarra e voce: i suoi brani “Ahia”, “Famo l’amore”, “C’ho mille pensieri”, inframmezzati da emozionanti versioni di “Hotel Supramonte” di Fabrizio De André e “T’Amo”, sua interpretazione del brano tradizionale sardo “No photo reposare”, noto al grande pubblico soprattutto nell’interpretazione di Andrea Parodi dei Tazenda.

 

Articolo di Luisa Marchiaro